Simon Bolivar, il vile "Libertador"

12/03/12

12/03/12


Simón Bolívar, conosciuto come "Libertador", è uno dei personaggi storici che l'idea comune vuole come eroe del Sud America.

Venezuelano di Caracas, nato il 24 luglio 1783 da una famiglia della nobiltà creola del luogo, Simón Bolívar rimase orfano a 9 anni e da adolescente venne avviato alla carriera militare e mandato in Spagna a studiare. Qui sposò María Teresa del Toro nel 1802, che morì l'anno seguente in Venezuela. Tornò quindi in Europa, prima a Parigi e poi a Madrid, per rientrare di nuovo in patria nel 1807.

Dopo altri mesi passati in Europa e tornato a casa nel 1809, si rifiutò di prendere parte alle insurrezioni di Caracas dell'anno seguente contro il regime coloniale spagnolo, nonostante le insistenze del cugino José Felix Ribas. Più tardi si limitò a recarsi in Inghilterra per acquistare delle armi e chiedere la protezione di Londra.

Da qui cominciano le sue avventure che lo consolideranno, a torto, come "eroe del Sud America". Vediamo di seguito la cronologia militare presa liberamente e sinteticamente da The New American Cyclopaedia, 1858, di Karl Marx:


  • 1811 - Il generale Francisco de Miranda lo convince ad accettare il grado di tenente-colonnello dello Stato Maggiore e lo pone al comando della più potente fortezza venezuelana, Puerto Cabello, in cui venivano inviati i prigionieri spagnoli; questi, disarmati, riuscirono a sopraffare le guardie. Bolívar scappò a La Guaira ed i suoi uomini abbandonarono la fortezza, lasciandola nelle mani degli spagnoli.
    Cade la Prima Repubblica fondata un anno prima, il generale Miranda tenta la fuga passando da La Guaira dove dimoravano Bolívar ed il colonnello Manuel Maria Casas i quali lo ospitarono durante la notte, lo sorpresero nel sonno disarmandolo e lo tradirono consegnandolo agli spagnoli del generale Juan Domingo de Monteverde.
    Miranda, che fu indegnamente accusato di tradimento da Bolívar, morì prigioniero pochi anni dopo, mentre il suo traditore ad agosto ottenne il permesso di spostarsi a Cartagena de Indias, in Colombia, dal cugino José Felix Ribas.
  • 1812 - Ribas convinse i soldati di Miranda a venire guidati da Bolívar per una spedizione in Venezuela. Si unirono a loro altri 800 uomini del presidente della Repubblica di Cartagena comandati da Manuel Castillo.
  • 1813 - Tra Castillo e Bolívar nacquero conflitti di leadership ed il primo decise di abbandonare la spedizione tornando a Cartagena. Ci provò anche Bolívar ma venne convinto dal cugino Ribas a proseguire verso Bogotà, sempre nel territorio di Nuova Granada (futura Colombia). Qui vennero nominati entrambi generali del Congresso. Sulla strada verso il Venezuela si divisero in due colonne e reclutarono sempre altri uomini, dato che l'esercito spagnolo era composto per tre quarti da indigeni che disertavano ad ogni scontro con i "liberatori".
    L'unica battaglia seria fu quella tra Ribas e Monteverde a Los Teques, in cui quest'ultimo perse e si rifugiò a Puerto Cabello. Il generale spagnolo Roberto Fierro mandò i suoi emissari incontro a Bolívar per trattare la resa, ma preso dal panico scappò abbandonando i suoi 1500 uomini nelle mani di Simón Bolívar, che fu accolto con enorme tributo dagli abitanti di Caracas. Si autoproclamò dittatore e libertador delle provincie occidentali del Venezuela.
  • 1814 - Timoroso di una nuova avanzata degli spagnoli di Monteverde cercò di liberarsi del titolo dittatoriale che lui stesso si era dato, ma il Congresso gli chiese di aspettare una nuova riunione, così accettò e mantenne il potere. L'attacco del generale José Tomás Boves arrivò a giugno contro i due eserciti di Bolívar e Santiago Mariño (dittatore delle province orientali venezuelane) che si erano riuniti a La Puerta. Durante lo scontro, il primo fuggì a Caracas, mentre il secondo scappò verso Cumaná.
    Gli spagnoli presero Caracas il 17 luglio nonostante la resistenza di Ribas, così Bolívar ordinò alle truppe di ritirarsi a Barcelona. I repubblicani incassarono un'altra sconfitta l'8 agosto, ed il "Libertador" si imbarcò verso l'isola di Margarita, nel Mare dei Caraibi, e a nulla valse la collera di Ribas, che rimase a combattere i colonizzatori da solo. Bolívar venne espulso dall'isola perché visto come disertore, si diresse verso Carupano ma anche da qui venne cacciato, così torno in Nuova Granada dove fu scelto come comandante in capo dell'esercito federalista.

Battaglia di La Victoria del 12 febbraio 1814
vinta dai repubblicani di Ribas contro i "realisti" spagnoli di Boves

  • 1815 - Marciò verso Bogotà, che capitolò e, nonostante questo, Bolívar diede ordine di saccheggiarla per due giorni. Poi fu la volta del porto-roccaforte di Santa Marta, la cui conquista gli fu ordinata dal Congresso, ma egli si rifiutò e si diresse a Cartagena per combattere il suo alleato-nemico Castillo. L'assedio costò a Bolívar una perdita di 1700 uomini sui 2400 che aveva inizialmente. Si imbarcò quindi per la Giamaica, mentre gli spagnoli conquistavano prima l'isola di Margarita e poi Cartagena. Giunto sull'isola disse di essere vittima di un nemico segreto o di una fazione occulta e che era fuggito perché voleva abbandonare il comando in nome della pace.
  • 1816 - L'ammiraglio Pedro Luis Brión, nativo dell'isola coloniale olandese di Curaçao, sempre nel Mar dei Caraibi e vicino ad Aruba, partì da Londra con la sua corvetta per soccorrere i rivoluzionari di Cartagena, ma arrivò tardi e dovette fermarsi ad Haiti dove incontrò Simón Bolívar che aveva ormai perso suo cugino Ribas fucilato dagli spagnoli. El Libertador, in cambio della promessa di aiutare l'emancipazione degli schiavi dell'isola, si fece consegnare armi e mezzi di sussistenza per una nuova spedizione in Venezuela.
    Ma durante il percorso incontrò trecento uomini del generale spagnolo Francisco Tomás Morales e fuggì. Per qualche mese fu costretto a scomparire, accusato di codardia e diserzione dagli altri generali, ma poi tornò grazie all'intercessione di Brión.
  • 1817 - Il 4 gennaio a Barcelona vide sconfitto il generale Juan Bautista Arismendi per mano spagnola, così si ritirò in periferia con i suoi 1100 uomini (gran parte inviatigli da Brión) in un edificio non adatto ad ospitare una guarnigione così ampia. Quella stessa notte, il 5 aprile, passò il comando al colonnello Pedro María Freites con la promessa di andare in cerca di supporto e rientrare presto. Freites si fidò, rifiutandosi di capitolare di fronte ai realisti spagnoli, ma venne massacrato insieme a tutti i soldati. Bolívar era già al sicuro, e si rifece vivo alcuni mesi dopo, incoraggiato da Brión ad entrare nel triumvirato del Consiglio Supremo della Nazione.
    Manuel Carlos Piar, liberatore delle province della Guyana, aveva minacciato l'anno prima Simón Bolívar di portarlo davanti alla corte marziale per diserzione, definendolo il "Napoleone della ritirata" ed era per questo odiato da Brión. Fu così che l'ammiraglio e Bolívar accusarono il conquistatore di colore di cospirazione verso i bianchi e di mirare al potere supremo. La fucilazione pose fine alla sua vita il 16 ottobre, dando inizio ai timori di Santiago Mariño che, vigliaccamente, scrisse una lettera pubblica ricoprendo di insulti e falsità il suo amico appena ucciso, e di encomi al boia dittatore.
  • 1818 - L'anno seguente fu un disastro: ogni battaglia combattuta da Bolívar registrava una sconfitta, pur essendo il suo esercito superiore di circa il doppio rispetto a quello spagnolo. A giugno lasciò il comando e si ritirò ad Angostura, dove incontrò Francisco de Paula Santander ed insieme pianificarono la conquista di Nuova Granada, ottenendo migliaia di uomini in più (perfino ufficiali inglesi, tedeschi, polacchi, francesi) e materiali militari dall'Inghilterra.
  • 1819 - L'esercito straniero, in gran parte inglese e sotto il comando di José Antonio Páez, conquistò Nuova Granada a luglio, ma a fare l'ingresso trionfale a Bogotà il 12 agosto fu Bolívar. Poi andò a Pamplona per due mesi, vantando con feste e balli quella vittoria non sua, mentre gli spagnoli andarono in ritirata a Mompox.
    A novembre, tornato in Venezuela dalla Colombia, aveva ben due milioni di dollari a disposizione raccolti a forza in Nuova Granada, ed un esercito di quasi 9 mila uomini (di cui un terzo europei). Avrebbe potuto tranquillamente affrontare i 4500 spagnoli (di cui circa due terzi indigeni) e sconfiggerli definitivamente, ma non avanzò mai verso i quartier generali nemici che si trovavano a soli due giorni di distanza presso Calabozo. Anzi, dato che ad ottobre il Congresso di Angostura aveva costretto Francisco Antonio Zea a dimettersi da presidente (posto sceltogli dal vile "Libertador") a favore di Arismendi, Bolívar tornò indietro, attaccò i 600 indigeni di Arismendi e ripose Zea alla sua carica.
  • 1820 - Quest'anno cominciò con il ritiro della legione straniera e la minaccia di una spedizione di rinforzo spagnola in Colombia. Per due terzi la Nuova Granada era colombiana, sei province venezuelane su otto sottostavano al governo della Colombia, la progettata spedizione spagnola fallì ed in tutto questo, il dittatore di Caracas, negoziò col nemico un armistizio di sei mesi, in barba al volere del Congresso che chiedeva di inserire negli atti il riconoscimento spagnolo dell'indipendenza della Repubblica colombiana.

(Clicca per ingrandire)
La Grande Colombia nel 1820

  • 1821 - Il 10 marzo Simón Bolívar avvisò il generale spagnolo Miguel de la Torre che l'armistizio sarebbe scaduto un mese dopo. Forte di 9 mila uomini contro i 4 mila spagnoli, anziché attaccarli, propose un nuovo armistizio, ma questo venne rifiutato dai suoi subalterni e si procedette con la guerra. Attaccato da Paez, de la Torre fuggì a Puerto Cabello e Bolívar, anziché attaccarlo e costringerlo alla resa definitiva, pensò bene di andare in sfilata a Valencia e Caracas.
  • 1822 - Il Congresso autorizzò il dittatore ad intraprendere la campagna di Quito, provincia in cui gli spagnoli si erano ritirati. Quito cadde sotto l'ala colombiana grazie alle prodezze degli ufficiali inglesi, ma Bolívar venne dipinto ancora una volta come eroe.
  • 1823-26 - Le campagne di Perù non lo videro più in testa ai battaglioni nemmeno nominalmente, ed il generale Antonio José de Sucre prese il suo posto. Il Congresso di Lima a febbraio gli conferì i poteri dittatoriali e poté introdurre il suo "codice boliviano", sulla falsa riga del Codice di Napoleone. All'apice della sua immeritata gloria, però, in Colombia scoppiò un contrasto tra bolivaristi e federalisti. Così il nostro falso "Libertador" convinse prima il Congresso ad accusare Paez di cospirazione, e poi spinse Paez a rivoltarsi contro lo stesso Congresso, sperando di cavalcare le insurrezioni per abolire la Costituzione e tornare dittatore. Difatti, mentre tornava dal Perù incontrò Paez, lo riconfermò vicepresidente della Colombia, e proclamò l'amnistia per tutti i ribelli federalisti.
    Bolívar riunì un congresso a Panama nel 1926 con cui mirava ad assoggettare tutta l'America del Sud alla sua dittatura.
  • 1827-29 - Le truppe colombiane in Perù, appena sentito il progetto bolivariano, si ribellarono; i peruviani elessero quindi Lamar y Cortázar alla presidenza, invasero la Colombia e firmarono con essa un trattato che rispettava confini, autonomia politica e separava i loro debiti pubblici. Nel 1828 Bolívar ci riprovò, ma i suoi amici abbandonarono l'aula del Congresso quando capirono le sue solite intenzioni. Egli allora si ritirò in campagna, redasse un manifesto e dichiarò al Sud America che sarebbe stato disposto a "sopportare qualsiasi fardello di comando" gli venisse assegnato.
    A settembre Santander provò a liberarsi di lui facendolo assassinare, ma scappò di notte riparandosi sotto ad un ponte. Questo pretesto gli permise di terrorizzare per un po' alcune popolazioni, grazie anche alla carica dittatoriale riaffidatagli da alcune assemblee popolari. Ma anziché prendersela con Santander per l'attentato, calunniò il generale di colore José Prudencio Padilla, che non poteva difendersi. L'anno successivo, il 1829, ritentò di modificare la Costituzione, ma venne pubblicamente smascherato ed accusato, così il Venezuela si separò dalla Colombia.
  • 1830 - Dimessosi da presidente della Colombia per la quinta volta, e autoproclamatosi di nuovo tale per la sesta, avanzò militarmente contro il presidente venezuelano Paez. In marzo aveva 8 mila uomini sotto il suo comando, ma di fronte ai 12 mila di Paez, pensò di arrendersi, ma poi optò per le dimissioni. Morì il 17 dicembre di quello stesso anno, ancor prima di tornare al Congresso.
Nel suo Memorías de Simón Bolívar y de sus principales generales, del 1828, Henri Louis Ducoudray Holstein scrive: "Si abbandona ad accessi d'ira e d'un tratto diventa come folle, si getta sulla branda e lancia maledizioni e imprecazioni contro tutti quelli che lo circondano. [...] Di fronte alle avversità [...] diventa allora mite, paziente, docile e perfino remissivo."

Questo era Simón Bolívar, esaltato come eroe da mezzo mondo.

Questo era Simón Bolívar, uno degli uomini più codardi che il Sud America abbia mai conosciuto.